giovedì 3 maggio 2018

sono angelica voglio vendetta




Diceva Pasolini che per decidere se leggere un libro o meno gli bastava aprire una pagina a caso. Se applichiamo la massima al cinema, un buon film lo riconosci da una sola inquadratura. Le due tecniche insegnano un’arte rara e utile in questa breve vita, quella di non perdere tempo con la fuffa.

Questo per dirvi che di ‘Sono Angelica voglio vendetta’ non c’è una immagine che non lasci a bocca aperta, che non voglia farsi seguire. Il film, tra i vari intenti, sembra voler esplorare l’altra Grande Bellezza che è Firenze. Anche se trailer e materiale postato online non rendono giustizia a questo tipo di contenuti, per molti versi il film è capace della stessa opulenza del film di Sorrentino. Con meno del 5% di budget. Qui la Grande Bellezza sullo sfondo fa da contraltare a una narrativa dark, psichedelica, crudissima. Genuinamente underground.


 Il soggetto del film ha una tempistica da social, ma nella testa dell’autore, sceneggiatore e regista, e cioè Andrea Zingoni, nasce almeno un decennio prima dell’hashtag #Me Too. Angelica è una giovanissima DJ che subisce una violenza sessuale d’una brutalità irrivelabile. Così indicibile che il ricordo verrà visualizzato in pieno solo quando Angelica, in via di guarigione, riuscirà a farci i conti. Ci riuscirà attraverso uno sciamano. Ma la sua guarigione corrisponderà alla vendetta.

‘Angelica’ non è un film ordinario. La narrazione si serve spesso di simboli e di allegorie che per certi versi mi ricordano il vecchio Bergman, ma anche alcuni lavori dell'ultimo Von Trier, con inquadrature e immagini che sono vere e proprie installazioni dal gusto rinascimentale e/o psichedelico. Con il tocco di un rinomato cartoonist, il regista. I richiami a Castaneda, Aleister Crowley, Campbell e McKenna sono innumerevoli, ma non sono lì  per il sollucchero degli intellettuali (credo che quelli in sala non se ne siano nemmeno accorti) ma per il pubblico, che non ha bisogno di esegesi, ma di immagini belle e potenti.
 Notevole anche la colonna sonora, azzeccata e up-to-date, una bella sorpresa alla quale il cinema italiano ci aveva ormai disabituati.
Se proprio devo cercare una pecca in un film stilisticamente straordinario, la troverei nella reiterazione del ricordo (all’inizio frammentato) dello stupro, che toglie un po' allo shock finale, e nella lentezza di alcune scene del recupero di Angelica, dove la camera indulge compiaciuta sulla bellezza dello sfondo, gli angoli magici di Firenze dietro una Angelica zoppicante. Ma in fondo Sorrentino ha fatto la stessa cosa con Roma. E ha vinto un Oscar.


Ciò che invece mi ha lasciato basito è stata l’attenzione delle critiche sulla vendetta in sé. Non so cosa sia successo alla gente, saranno i film americani a lieto fine, o gli osannati romanzi di formazione? La vendetta abita da sempre le fondamenta della drammaturgia. La punizione degli dei alla yhbris umana era vendetta. Dal teatro greco a Shakespeare la vendetta (come del resto il Fato) è nell’immaginario umano, è necessità di una giustizia divina della quale siamo sempre più orfani. Che la vendetta sia diseducativa ci può stare, ma cosa resterebbe di noi senza il Macbeth, o l’Odissea?

https://it.wikipedia.org/wiki/Sono_Angelica,_voglio_vendetta

http://www.controradio.it/sono-angelica-voglio-vendetta/

http://www.sonoangelicavogliovendetta.it/