martedì 11 marzo 2014

il western desert in mountain bike

«Para mi solo recorrer los caminos que tienen corazon, cualquier camino que tenga corazon. Por ahi yo recorro, y la unica prueba que vale es atravesar todo su largo. Y por ahi yo recorro mirando, mirando, sin aliento.»
Don Juan Matus 

E' settembre inoltrato e con Andrea stiamo esaminando la possibilità di scapicollarci in canoa giù per il Nilo azzurro. Divoriamo libri e mappe, scriviamo ai pazzi che quest' impresa l'hanno portata a termine prima di noi. Poi il lavoro ci risucchia nei nostri rispettivi buchi neri.
Una mail. "Sto organizzando il Western Desert in mountain bike. " scrive Andrea... >>>





Come nel più classico dei  labirinti di Borges, nel deserto è facile entrare, molto meno uscirne.Il Western Desert, detto anche deserto libico, è uno di quei luoghi in cui dallo sguardo all'anima tutto si perde, come nell'Oceano. Secondo i greci era qui che iniziava il regno di Medusa.Ci appoggia nella nostra avventura un nutrito staff di veri saharawi, gente che nel deserto ci sa andare (e si vede) a bordo delle immancabili Toyota.
Procediamo sicuri, ma lungo sentieri mai battuti dalle sottili due ruote. Su ogni scelta di percorso incombe una incognita ubiquitaria, volatile, impalpabile.

"Se c'è qualcosa alla quale tutto ciò che esiste, sia organico o inorganico, sarà ridotto un giorno è la sabbia."  (C. Vivian)

Impariamo subito che sulla sabbia bisogna planare veloci, marcia alta e peso indietro. Le gambe bruciano anche 4000 calorie al giorno e almeno 7 litri d'acqua potabile. Sali e integratori sono irrinunciabili.


E' dura, a volte, ma volare da una lastra di roccia all'altra, scivolare sulla sabbia, frugare il deserto con gli occhi per scegliere in tempo il fondo giusto... non ha prezzo. Impari subito a riconoscere la consistenza della sabbia, le sue caratteristiche fisiche. La sabbia intatta suona sotto le ruote come neve fresca sotto gli sci.


I nostri saharawi sono entusiasti, ci esortano dai fuoristrada, ci salutano mentre arriviamo al campo che hanno allestito per noi. Prestare assistenza logistica alla nostra impresa è per loro una novità assoluta. Siamo i primi bikers da queste parti. A documentare la prova c'è Fred.


Non è ancora pronto un video, per ora c'è solo il back-stage.





Il deserto bianco era un tempo un mare.
Pinnacoli di corallo si ergevano dal fondo fino alla superficie. Ora quei pinnacoli sono dei candidi torrioni di calcare friabile, capaci delle forme più psichedeliche che la natura possa inventare. I fossili sono sparpagliati ovunque. Ad ogni passo temi di frantumarne una manciata.
Procediamo in un paesaggio onirico. Siamo nel centro di in un immenso playground. Difficile distogliere lo sguardo, difficile distogliere l'anima.
Procediamo.
Senza fiato.


Il silenzio del deserto, la sua luce... ti rubano il cuore.


L'energia del deserto - che deve la sua forza alla continua ionizzazione dell'aria - è dappertutto, fortissima, palpabile. La percepisci come una radiazione incessante.


Una energia inesauribile, 
come quella del Khamsin, il vento forte e mutevole, che inizia a soffiare sulla strada verso l'Oasi di Farafra.


«Per me esiste solo il viaggio su strade che hanno un cuore, qualsiasi strada abbia un cuore. Là io cammino, e l'unica sfida che valga è attraversarla in tutta la sua lunghezza. Là io cammino guardando, guardando, senza fiato.»
Don Juan Matus


foto e testi: claudio di manao

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ringraziamenti 
andrea, dihab, ramadan, stefano, roberto, stefano, ahmed, waheed, raffaello, elena, paola, fred, gianfranco, francesca, fortunato, francesca. il deserto.
grazie