sabato 11 maggio 2013

sul baratro - scozia - 2


Nella luce bianca del mattino il dr. Livingstone mi propone di andare a visitare una scogliera. E’ una di quelle mattine da cielo bianco e da caffè che fuma davanti una finestra sopra il lavabo. La vista fuori è improbabile ma vera. “Prima c’era un teatro qui.” dice Livingstone indicando il cantiere. Sì, la scogliera




Il caffè è quello giusto, il migliore in Edimburgo, I presume, ma tutto il resto è come venti anni fa, le casette bianche, la neve sul mare, la guida a sinistra. Il freddo come compagno di vita. Dopo venti anni torno nel film.
Torno in Scozia. E' qui che ho imparato la metà delle cose che in mare mi vengono bene.














Ne l’ospite d’inverno tutto è bianco, il cielo è roseo ed fiordo di Forth è ghiacciato.  Mi basta un frame per capire che quella lì è proprio lei, la Scozia. Me lo dicono le dune e l’abbigliamento dei protagonisti. Altrove nessuno uscirebbe di casa vestito in quel modo in una giornata così fredda. Nessuna madre, neanche una madre finlandese, manderebbe in giro i figli coperti così poco il giorno che anche il mare ghiacciò. 
Il freddo e l’intemperia in UK non è una questione di strati, ma di attitude.
La voce dei gabbiani è una canzone
L'accento scozzese anche.


L’acqua gelata che ti entra a rivoletti nella muta umida è solo acqua gelata. Potrebbe essere una sorta di rivelazione sciamanica per chi è abituato a non fare mai il bagno dopo mangiato
Me l’hanno detto ormai in tanti, tutti che cadere in acqua nel Mare del Nord senza adeguate protezioni. equivale alla morte, ma tu hai insistito. Hai insistito coi corsi di vela, di kajak, di rescue e divemaster. In quel mare lì, nero freddo e poco invitante. 
Eh, sì: con quel mare lì devi farci pace. L’unica è entrarci dentro, guardare lì dentro e cercare di capire che cosa ci vive. In quell'essere scuro, torbido, freddo. 
Quell'essere è mare. 
Indossiamo gli scarponcini leggeri, hi-tech. Livingstone infila i suoi wellies. Si va. Si va a St. Abbs. Si va a vedere cosa ne è dei falchi pellegrini dopo la bufera, ma soprattutto si va in faccia al mare.  

st. abbs cape - foto: claudio di manao 
Il culto del Mare del Nord passa per quel teorema che conosco bene e che è sopportazione stoica: va dal tè bollente, quello che ti ustiona la bocca, al gelo, va dalla sfida lanciata agli elementi all'oscuramento delle proprie emozioni, l'indifferenza come forza, l'insensibilità come massimo achievement. La sua ostentazione è il cuore dell'intera faccenda.
Intanto l'odore della scogliera fa rivivere foreste di kelps fitte di crostacei e fondali intristiti da romantici relitti. Una foca spunta in superficie per prendere aria. So che proprio là sotto c'è una parete completamente ricoperta di anemoni bianchi.
Quell'odore è un urlo.



Gabbiani. Sembrano messi lì a ricordarmi che loro sono l'anima di Coleridge e lo spirito di tutti i Salty Dogs. I gabbiani sono una sorta di trademark, in UK
La foca s’affaccia di nuovo sulla superficie incredibilmente calma. 
Siamo sul baratro di vento e guano. Di luce come non altrove. 
Come in nessun altro luogo. 
Un baratro di gabbiani 
Luce
E nuvole spesse 



non finisce qui...